Genova appare spesso come una città riservata, che evita i riflettori delle più note metropoli italiane. Chi la conosce davvero, invece, sa che al suo interno si celano angoli meno battuti, ricchi di storie e tradizioni legate alla vita quotidiana di chi ci vive. Anche se conta più di mezzo milione di abitanti, questo capoluogo ligure conserva un’identità autentica. Passeggiare lungo il centro significa imbattersi in scorci inaspettati, godersi una quotidianità fatta di vicoli e piazze non prese d’assalto da masse di turisti. Ecco perché quelle apparenti contraddizioni delineano la complessità di Genova. Chi si ritaglia qualche ora per scoprirla scopre un volto meno turistico, ricco di legami profondi con la cultura locale e la storia – aspetti spesso notati dai genovesi, ma poco visibili nel turismo convenzionale.
Scoprire i luoghi di Fabrizio De Andrè
Fabrizio De Andrè? Una figura che incarna Genova, quasi un simbolo della città. E i posti che hanno segnato la sua vita e il suo percorso artistico vengono custoditi con cura. Un passaggio obbligato è il Museo di Via del Campo: nato come negozio di dischi, oggi si presenta come uno spazio che racconta non solo la sua carriera, ma anche il legame con altri musicisti genovesi.

Il quartiere Maddalena, uno dei più antichi, mantiene quel fascino popolare che ha ispirato molte sue canzoni – lo si sente ancora, insomma. Meno noto, ma non per questo meno interessante, è il ruolo della confetteria Romanengo: citata in “Naufragio della London Valour”, questa antica pasticceria conserva ricette tradizionali, collegando presente e passato. E poi, i Portici di Sottoripa: negli anni ’50 erano un punto d’incontro e di osservazione per De Andrè. Infine, nel Porto antico si trova una panchina, dedicata proprio alla sua memoria musicale. Qui, l’artista traeva ispirazione dai suoni quotidiani, come quello dei pescivendoli, trasformandoli in poesia. L’essenza di Genova sta forse in questa miscela di realtà e creatività, che mantiene viva la città culturalmente e in modo originale.
Guardare Genova dall’alto
La geografia di Genova, tra colline e pendii ripidi, offre viste spettacolari – inconsuete rispetto alla solita prospettiva a livello strada. Un esempio? L’Ascensore Castelletto Levante, impianto storico del 1909 che collega Piazza Portello a una terrazza panoramica con vista sulla Lanterna, simbolo cittadino. Restaurato di recente, conserva il fascino dello stile Liberty, unendo praticità e suggestione. Da non dimenticare: Genova dispone di un sistema unico di impianti di risalita: sono 14 ascensori, come il particolare Castello D’Albertis – Montegalletto, che combina un percorso orizzontale a uno verticale. Aggiungiamo 3 funicolari, e una dotata di cremagliera. Un patrimonio raro, per il panorama italiano. Questi mezzi facilitano la mobilità quotidiana, soprattutto per chi abita in città e ha il trasporto gratuito con abbonamento. I turisti invece possono scegliere tra diverse soluzioni di biglietti e pass. Eppure, chi vive qui spesso non coglie appieno l’importanza di questi collegamenti che, al di là della funzione, raccontano la stratificazione verticale di Genova e come la città – diciamo – sappia reinventarsi attraverso il trasporto pubblico.
Visitare Campo Pisano, il carcere all’aperto
Nel centro storico, una piazza con una forma particolare ricorda una conchiglia capovolta. Si tratta di Campo Pisano (o Campopisano), riconoscibile per il mosaico in ciottoli bianchi e neri, che raffigura una galea pronta a partire. Il nome trae origine da una vicenda del XIII secolo, legata alle rivalità tra le città marinare. In questa piazza – un tempo nota come Sarzano – furono rinchiusi più di 9 mila prigionieri pisani. Le condizioni erano durissime, e molti morirono, con sepolture forse all’interno della stessa area. Per rispetto a quella triste storia, il nome del luogo fu modificato. Campo Pisano, oltre che per la sua architettura insolita, rappresenta un segno tangibile di un passato che ha inciso profondamente nella memoria della città. Poco frequentata dai turisti, offre una chiave di lettura forte per chi vuole scavare nella storia urbana e nelle vite spesso dimenticate. L’area intorno, con i suoi edifici stratificati, invita a osservare i segni che il tempo ha lasciato nella città.
Fare un giro sulla Navebus, l’autobus che viaggia sul mare
Genova si distingue anche per la capacità di integrare il trasporto cittadino con il mare. Tra le soluzioni più originali c’è il Navebus, un traghetto urbano che naviga lungo la Diga Foranea, zona portuale strategica. Toccando punti come i Magazzini del Cotone, il porto commerciale di Sampierdarena, l’aeroporto sul mare, e arrivando fino al Lungomare di Pegli, la corsa dura una mezz’ora circa, con un prezzo alla portata. Il problema del traffico pesante e degli ingorghi spesso opprime la vita cittadina: ecco perché questa via d’acqua si rivela una scelta intelligente. Non si tratta solo di uno spostamento, ma anche di un modo diverso di scoprire l’area portuale, da un punto di vista che sfugge a chi sceglie i mezzi classici. Qualche dettaglio in più: in ogni stagione, il valore di questa innovazione emerge chiaro. I residenti e i turisti possono apprezzare un’esperienza che coniuga funzione e scoperta.
Visitare la farmacia Sant’Anna, un angolo di storia e salute a Genova
Tra i tesori meno noti ma con una storia lunga e affascinante, si trova l’Antica Farmacia dei Frati Carmelitani Scalzi, conosciuta come Farmacia Sant’Anna. Qui si conserva un patrimonio prezioso sull’erboristeria, con una tradizione lunga quasi 370 anni. Non si tratta solo di un negozio: la farmacia è anche un laboratorio che produce rimedi naturali, come sciroppi, tisane e cosmetici fatti esclusivamente con ingredienti naturali. Inserita all’interno del Convento dei Carmelitani, a pochi passi dal centro storico, questo luogo è un ponte tra passato e presente, grazie al forte legame con le pratiche antiche di cura. L’atmosfera è permeata da un sapere ormai raro in Europa, che si è mantenuto resistente nonostante i cambiamenti della medicina moderna. È un aspetto spesso ignorato dai visitatori, ma che mostra come certe professioni siano riuscite a mantenere la propria identità profonda, stagione dopo stagione.