Camminare tra le foglie secche che scricchiolano sotto i passi, sentire l’aria fresca che cambia ad ogni metro guadagnato, il corpo che arranca mentre la cima si avvicina: chi cerca queste sensazioni nelle lunghe escursioni sta inseguendo qualcosa di più di una semplice passeggiata. In molte zone d’Italia, e non solo, trascorrere 8-10 ore all’aria aperta è diventato un modo per vivere la natura a fondo, lontano dal caos di tutti i giorni. Non si tratta solo di movimento: dietro questi itinerari c’è la scoperta di territori pieni di storia, biodiversità e spesso ignorati dal turismo più affollato.
Itinerari che uniscono natura e fatica
La cosa interessante è la varietà degli scenari: boschi fitti, montagne dalle forme diverse, vallate che si allungano e cambiano panorama. Ma dietro la bellezza, c’è un impegno concreto. Sapersi dosare, capire quando rallentare o fermarsi è una specie di arte – serve esperienza. Conoscere i propri limiti – spesso sottovalutati – fa la differenza tra godersi il percorso e rischiare problemi. Con una pianificazione attenta, tutto fila meglio.

Un dettaglio spesso sottovalutato riguarda il trasporto, quel supporto logistico che aiuta a raggiungere il punto di partenza o a tornare dal punto d’arrivo. Molti percorsi sono lineari: significa che senza un passaggio a fine giornata, tornare potrebbe diventare un problema – e ce ne si accorge solo “sul campo”. Chi vive in città fatica a immaginare quanto cambia affrontare dislivelli importanti, lunghezze notevoli, rispetto a una semplice camminata nel parco sotto casa. Il terreno parla chiaro: serve preparazione, anche tecnica.
Perché scegliere un’escursione di lunga durata
C’è chi preferisce lasciarsi coinvolgere dal cambiamento continuo del paesaggio, dalle variazioni di luce, dalla trasformazione dei rumori intorno. Camminare tutta la giornata vuol dire entrare in contatto con ambienti diversi, percezioni che a visite brevi sfuggirebbero. Sono itinerari più impegnativi rispetto alle gite di poche ore e, spesso, portano in posti meno battuti, lontano dal turismo di massa, dove la tranquillità regna sovrana.
La scelta nasce dalla voglia di esplorare il territorio senza maschere, senza filtri. Qui entra in gioco la pianificazione: cosa portare da mangiare, come vestirsi, come gestire il peso dello zaino, sono cose che pesano sull’energia e sulla sicurezza di chi cammina. Anche un piccolo errore può compromettere tutto: serve responsabilità e consapevolezza. Negli ultimi tempi, mete montane e collinari, come le Alpi o l’Appennino, sono diventate punti di riferimento. Non solo in Italia: numerose zone dell’Europa settentrionale e meridionale attraggono gli escursionisti più esperti, quelli che cercano una sfida autentica e ricca.
Come organizzare un’escursione di lunga durata
Stare all’aperto tutto il giorno senza rischi richiede un piano ben studiato: conoscere il percorso, consultare le previsioni del tempo e saper prevedere possibili difficoltà. I capi a strati, le scarpe da trekking ben rompiscampo e una buona scorta d’acqua sono compagni indispensabili. C’è molto da pensare, perché mancare qualcosa può diventare un problema.
Gestire i tempi non significa solo camminare di fila. Camminare e basta non porta da nessuna parte: distribuire le energie, fare pause per bere e riposare, serve. Una comodità spesso ignorata è il trasporto in punti strategici lungo il percorso, che in certe zone semplifica il rientro – e quindi rende tutto meno stressante.
Non va dimenticata la sicurezza: mappe, GPS e almeno una persona informata sulla tua itinerario sono elementi a cui non si può rinunciare. Da qualche mese, la voglia di evitare luoghi affollati spinge molti verso queste esperienze “solitarie” o quasi. Con l’arrivo dell’inverno, i sentieri cambiano volto: colori più intensi, silenzi profondi, dettagli che – com’era prevedibile – trasformano completamente la percezione del territorio.